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Il contributo di La Pira nella Assemblea Costituente

Innamorati della Costituzione. Continuano le riflessioni del Prof. Michele Zappella, questa volta in forma di articolo…

Nei nostri precedenti interventi ci siamo soffermati sul termine e sul concetto di persona, in quanto la nostra Costituzione basa sulla persona il suo impianto antropologico-filosofico. Era questo l’intento di uno dei protagonisti tra i padri costituenti, a mio avviso, uno dei più importanti, Giorgio la Pira. Così egli, soddisfatto, riconosceva: “La costituzione italiana ha dunque, una sua “filosofia costituzionale”, una sua”filosofia della storia”, una sua “teleologia della storia” che, come idea madre, la ispira, la struttura, la finalizza e la definisce!” (Alessandria, 23 gennaio 1975).Proprio la parola “persona” caratterizza in maniera esclusiva la cultura cristiana. Né in greco, né in latino, nella cultura classica, esiste una parola capace di esprimere il concetto di persona, per il semplice motivo che per essa l’individuo aveva valore non in se stesso, ma in quanto dipendeva dal ceto, dal censo, dalla razza, dal sesso. E’nel Cristianesimo solo che l’uomo, nella sua distinzione femminile e maschile, rinviene il suo valore assoluto, la sua inarrivabile dignità e nobiltà. Poi, spetta a san Tommaso inserire la persona in un sistema organico, sia filosofico che teologico. Da qui, derivano i personalismi moderni che, dalla fine dell’ 800 e soprattutto nella prima metà del ‘900, si sono diffusi in area francese (Renouvier, Mounier, Ricoeur, Maritain in particolare), in area tedesca (Stein, Scheler, Buber, Guardini segnatamente), in area italiana (Carlini, Stefanini, Rigobello, Pareyson significatamente). Di tali personalismi è erede, nella Costituente, proprio La Pira. I Principi fondamentali della Costituzione e la sua Parte prima sui diritti e doveri dei cittadini sono l’espressione compiuta della filosofia personalistica, di ispirazione cristiana. Poteva, così, scrivere La Pira in suo libro del 1954: “Il progetto di costituzione si è preoccupato…di considerare la persona umana nella integralità dei suoi status e dei suoi diritti: cioè non solo in quanto essa è una realtà individuale (status libertatis), non solo in quanto essa è membro della collettività statale (status civitatis), ma anche in quanto essa è membro di tutte la altre comunità che sono essenziali al suo sviluppo ed al suo perfezionamento:quindi in quanto essa appartiene ad una famiglia (status familiae), ad una comunità religiosa (status religionis), ad  una comunità territoriale, ad una comunità professionale e di lavoro, ad una comunità culturale, alla comunità internazionale. Ecco la visione “pluralista”: essa nettamente si differenzia, per superarla, e da quella individualista e da quella statalista…Siamo sempre al problema capitale: un giudizio sulla natura umana non è evitabile per la società politica che deve a questa natura conformare i suoi ordinamenti: quale l’uomo tale l’ordinamento giuridico e politico che ad esso si adatta“. Sfogliando solo i Principi fondamentali, troviamo tutti glistatus, di cui parla La Pira:l’individualità e le formazioni sociali nell’art. 2; la pari dignità ed eguaglianza sociali nell’art.3; la comunità di lavoro nell’art.4; le autonomie locali nell’art.5; le minoranze linguistiche nell’art.6; le confessioni religiose nell’art.8; le comunità della cultura e delle scienze nell’art.9; la comunità internazionale nell’art.10.