Politica

Il “Bene Comune” da S. Tommaso a La Pira

Continuano le riflessioni sulla Costituzione del prof. Michele Zappella

Tommaso D’Aquino

Il bene comune, di cui tutti si riempiono le bocche e che tutti incontrano enormi difficoltà a concretizzare, è la finalità primaria dell’agire sociale e quindi della comunità politica e di tutte le altre comunità che si pongono tra il singolo e la comunità politica. Giorgio La Pira riconosce che “l’architettonica del bene comune è stata magistralmente disegnata da San Tommaso“. Afferma l’Aquinate: “Le persone non possono esistere senza altre persone“. Ma questa necessità, prima ancora che essere la conseguenza di una radicale auto-insufficienza umana, è inscritta nella natura umana stessa, costitutivamente sociale. La società si forma perché l’uomo è un essere sociale e solo nella società e grazie ad essa può raggiungere quell’insieme di beni che gli consentono di realizzarsi come persona. Questo insieme di beni si assomma, appunto, nel bene comune. Si chiama bene comune perché nasce dalla natura comunitaria delle persone ed è diretto al bene di tutte le persone della comunità o meglio di tutte le comunità, dalla famiglia in poi, in cui si articola una società pluralistica. Allora, il bene comune è il bene integrale, il bene di tutto l’uomo nel tutto del suo essere singolare e il bene di tutto l’uomo nel suo essere sociale. Il bene comune, quindi, ricomprende tutti i beni che storicamente sono perseguibili in una determinata società. Tali beni sono sia materiali che immateriali. I beni immateriali non sono meno necessari di quelli materiali. Si pensi alla giustizia, alla pace, soprattutto all’amore che caratterizza l’evangelo cristiano. L’amore non si vede e non si tocca in se stesso, ma si vedono e si toccano i suoi effetti nella crescita dell’uomo nella dimensione della persona, cioè della plena humanitas. In tale prospettiva, si attinge al campo morale e all’attuazione di quei valori morali universali, radicati nella natura di ogni uomo e donna, di ogni tempo e di ogni luogo. E di questi valori è impregnata la nostra costituzione. L’eguaglianza dell’art.3, il dovere di solidarietà dell’art.2, le libertà individuali e sociali, la pace e la giustizia dell’art.11, i doveri genitoriali dell’art.30, in tanto sono valori sul piano giuridico, in quanto sono primariamente valori morali che mirano al bene comune. In questa ottica, le comunità politiche statuali, europee e internazionali rinvengono nella promozione del bene comune il fine primo e ultimo della loro attività. Il che esige una concezione e una fondazione etiche della politica. L’etica, in senso oggettivo e universale, è il fattore discriminante tra la buona e la cattiva politica. E al primato dell’etica devono essere orientate una educazione e una formazione al bene comune, la cui responsabilità ricade su tutti noi.