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LA SCUOLA NON PUÒ LASCIARE INDIETRO

Ariano Irpino, 31 gennaio 2026
*Memoria di san Giovanni Bosco

In una società segnata dal calo della natalità e dal rischio di declino delle aree interne, la scuola assume un compito decisivo. È chiamata a prendersi cura di tutti, in particolare dei più fragili, evitando di trasformarsi in un’istituzione che conserva separazioni invece di sanarle.

La scuola esiste per formare e integrare, perché la cultura non resti privilegio di pochi ma raggiunga anche chi è più esposto alla marginalità. Non può essere organizzata secondo schemi che tutelano alcuni e sacrificano altri: la sua missione è includere, non dividere.

Ogni scelta deve essere guidata da criteri di equità e giustizia, senza separare chi vive condizioni sociali diverse. Una scuola giusta è una scuola che unisce.

In questo quadro, la questione della fusione o dell’accorpamento degli istituti scolastici, legata al calo degli studenti e alle difficoltà organizzative, richiede particolare attenzione. Tali decisioni non possono diventare strumenti che rafforzano disuguaglianze o logiche classiste; al contrario, devono favorire l’integrazione delle comunità educanti, senza creare nuove barriere.

La scuola non può essere governata da un pensiero divisivo, né da modelli che concentrano opportunità per pochi e marginalizzano altri. Deve restare un luogo aperto, capace di riconoscere e valorizzare le diverse attitudini e possibilità di ciascuno, senza produrre scarti: uno spazio che integra, come previsto dalla Carta Costituzionale.

Come Chiesa, siamo da sempre accanto a chi si sente ai margini. In questo orizzonte risuonano ancora attuali le parole di don Lorenzo Milani: «La scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde». È lo spirito della scuola di Barbiana: nessuno deve essere lasciato indietro, perché ogni ragazzo ha diritto a un futuro.

Nella stessa direzione si colloca l’impegno della Chiesa italiana per le aree interne, affinché non siano considerate territori destinati allo spopolamento e all’abbandono, ma luoghi da custodire e valorizzare, preservando servizi essenziali come l’istruzione e la coesione sociale. Servono scelte coraggiose e lungimiranti, capaci di contrastare le disuguaglianze e promuovere uno sviluppo umano integrale.

Papa Francesco ha più volte richiamato l’importanza di un patto educativo che unisca famiglie, scuole e società, ricordando come la scuola sia innanzitutto un luogo in cui si impara ad aprire la mente e il cuore al mondo.

Il compito di chi ha responsabilità politiche non è la semplice conservazione, ma la cura del bene comune: il sostegno alle famiglie, alla natalità, al lavoro e alle comunità. La responsabilità pubblica si misura nella capacità di proteggere, includere e accompagnare, senza creare fratture.

Le scelte che riguardano la scuola devono tenere insieme comunità, territori e futuro, evitando che criteri puramente organizzativi producano nuove marginalità. La scuola resta, prima di tutto, un luogo educativo, inclusivo e profondamente sociale.

È una responsabilità che riguarda tutti: istituzioni, comunità, famiglie, giovani e chi ricopre ruoli socio-politici. Custodire la scuola significa difendere uno spazio che unisce, integra e si prende cura di tutti. Nessuno deve essere lasciato indietro.

+ Sergio Melillo