Le “tre pietre” di La Pira – la profetica, la metafisica, la giuridica – inabissate o buttate all’aria
Referendum 2026 – Riceviamo e pubblichiamo con riconoscenza questo prezioso contributo di Maria Grimaldi

Dagli scritti di Nino Caponnetto, Giudice, Dicembre 1992/ Aprile 1994:
“L’esperienza storica dimostra che ogni tentativo di sottrarre l’ufficio del pm alla giurisdizione finisce col sospingere, l’ufficio stesso, nell’orbita del potere esecutivo. E chi può, in buona fede, immaginare che in quest’ultima ipotesi possano avere prosecuzione o inizio le delicate inchieste intraprese negli ultimi mesi da diverse Procure della Repubblica e che hanno suscitato così violente e smodate reazioni da parte di noti uomini politici? Nel documento dei magistrati milanesi ho particolarmente apprezzato il passaggio nel quali essi sottolineano che «l’indipendenza del pm rispetto all’esecutivo e l’unicità della magistratura, nella storia dell’Italia repubblicana, rappresentano, in concreto, una garanzia per l’affermazione della legalità e la tutela del principio di uguaglianza dei cittadini». […] Non è un processo alle intenzioni il mio, bensì un serio allarme giustificato da esperienze trascorse e non dimenticate. Ho motivo, cioè, di temere che molti politici ritengano giunto il momento di “fare i conti con i giudici”. Ma potrebbero avere sbagliato calcoli e tempi: oggi l’opinione pubblica si è fatta più matura e consapevole, più avvertita e vigile e non può non comprendere che la battaglia per l’autonomia del pm è una battaglia per la giustizia e per la legalità, una battaglia di civiltà. Stiano attenti gli uomini politici a non tirare troppo la corda, già logora: essa potrebbe spezzarsi e allora sarebbero proprio loro a finire per terra”.
“Siccome ci sono dei segni inquietanti, è bene non ignorarli. È bene teniate gli occhi aperti anche voi giovani, per vedere cosa succederà nella composizione del Consiglio superiore, cosa succederà dell’indipendenza della magistratura, dell’autonomia del pubblico ministero, che oggi si vorrebbe staccare dall’ordine giudiziario, per farlo finire inevitabilmente nell’orbita del potere esecutivo. Il controllo dell’esecutivo sull’autonomia del pubblico ministero sarebbe un momento veramente funesto per le sorti della libertà e della democrazia, perché il Paese si regge su due princìpi fondamentali: l’indipendenza della magistratura e la libertà della stampa…”.
Dalla lettera pubblica di don Giuseppe Dossetti al Sindaco di Bologna in prossimità del 25 aprile 1994:
“…Non posso non rilevare che attualmente i propositi delle destre (destre palesi ed occulte) non concernono soltanto il programma del futuro governo, ma mirerebbero ad una modificazione frettolosa e inconsulta del patto fondamentale del nostro popolo, nei suoi presupposti supremi in nessun modo modificabili.[…]Auspico la sollecita promozione, a tutti i livelli, dalle minime frazioni alle città, di Comitati impegnati e organicamente collegati, per una difesa dei valori fondamentali espressi dalla nostra Costituzione…”.

E’ sempre un problema di conoscenza, sostengono entrambi. La “notte” – di qualsiasi forma e sostanza essa sia – “va riconosciuta come notte”: la consapevolezza di essa è il primo passo dell’attraversamento. Erano gli inizi degli Anni Novanta, il tempo delle Stragi di Capaci e Via D’Amelio e della prima vittoria elettorale, nel Marzo ’94, di Berlusconi. Niente è cambiato. Il fiume carsico delle Riforme Costituzionali riemerge e la “direzione” è sempre la stessa: rafforzamento senza limiti e bilanciamenti del Potere Esecutivo, mortificazione di quello Legislativo e Giudiziario. Le “tre pietre” di Giorgio La Pira – la profetica, la metafisica, la giuridica – inabissate o buttate all’aria.
Per Dossetti e il Giudice, ai loro occhi attenti e lungimiranti, l’oltrepassamento della soglia dei Diritti inviolabili della Costituzione è già “più che implicito” nei desiderata e negli Atti del Governo di allora. Uguali e intuibili (“riforma” della Magistratura, Premierato, repressione del dissenso, manipolazione dell’Informazione) in quello di adesso. La “Stella di Betlemme” è insanguinata, la costruzione della Pace neppure la comprendono o, la comprendono, e se ne infischiano. Tutto è connesso.
In questo piano inclinato, dove il “potere per il potere”, il denaro, il profitto di pochi – cinici e indifferenti – sembrano essere motori primi e ciechi delle vicende umane, occorre mettersi di traverso: esercitare, in tutte le forme possibili, Referendum compreso, il “più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri”, il diritto di resistenza, principio cardine della Dignità umana.
Maria Grimaldi

Maria Grimaldi, da sempre promotrice della legalità e ferma sostenitrice dei valori costituzionali, ha curato, tra l’altro, la pubblicazione degli scritti del giudice Antonino Caponnetto.
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