Dall’individuo alla persona
“L’antropologia personalistica della Costituzione” di Michele Zappella

L’art.2 della Costituzione, ricordiamo, considera l’uomo sia come singolo, sia come soggetto e partecipe delle formazioni sociali, ove si svolge la sua personalità. Dunque, nell’antropologia costituzionale di ispirazione personalistica la singolarità si coniuga indissolubilmente con la socialità. Abbiamo in precedenza rilevato il valore assoluto di ogni individuo, senza alcuna distinzione se non quella naturale tra uomo o donna, che non inficia però la loro perfetta eguaglianza spirituale, morale e sociale. Ora va considerata la socialità. Per il personalismo cristiano, ogni singolo o individuo diviene persona nella società e grazie alla società. Questo incomincia già nella culla, allora che “il bambino si risveglia alla coscienza di sé come evocato a tale coscienza dall’amore della madre” (Von Balthasar). E, poi, si sviluppa nel corso dell’intera esistenza nella famiglia e negli altri gruppi sociali (scuola, mondo del lavoro, sindacati, mondo della politica (partiti, movimenti), mondo della cultura e delle comunicazioni, ecc.). Nel relazionarsi con gli altri, ognuno sperimenta la sua libertà, la sua intelligenza, la sua capacità di comunicare, di donare e di ricevere in un interscambio che lo forma e lo eleva nella statura di persona. Nella socialità, il singolo si rapporta, osserva san Tommaso come “pars ad totum”, perché “naturaliter est propter (per, aperto o presso, vicino) totum”. La Costituzione recepisce questo orientamento personalistico, quando riconosce diritti individuali e diritti sociali. Esempi di diritti individuali (libertà personale- art.13; libertà di comunicazione- art.15;libertà di circolazione-art.16; di professare la propria fede religiosa-art.19; libertà di manifestazione del proprio pensiero-art.21). Esempi di diritti sociali (diritto di riunione-art.17; diritto di associazione-art.18; diritto di famiglia-art.29; diritto al sindacato-art.39; diritto a costituire comunità di lavoratori-art.43; diritto alla cooperazione-art.45; diritto di associarsi in partiti-art.49). I nemici mortali della persona sono storicamente e culturalmente, l’individualismo e il collettivismo. Il liberalesimo, erede dell’illuminismo, magnifica l’individuo e lo libera da ogni pretesa interventista dello Stato (si pensi alla proprietà privata considerata dal Codice napoleonico, modello dei codici ottocenteschi, “sacra e inviolabile”). Il liberalesimo traligna nell’economia liberista che sta alla base delle rivoluzioni industriali che hanno calpestato l’uomo che lavora, originando la famosa “questione sociale”. All’individualismo, il nazifascismo e il comunismo oppongono il collettivismo, finendo con l’annullare l’uomo in una massa informe e anonima, facilmente manovrabile dalle divinità dello Stato o del Partito unico. La figliata politica del collettivismo è un insieme di regimi tra i più tirannici e criminali, mai apparsi nella storia.
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