Il paradosso dei vangeli “sinottici”
Terzo intervento di Michele Zappella sul paradosso come chiave interpretativa della fede,
Marco è il più antico evangelista. Il suo Vangelo risale al 65 -70 d.C., vale a dire più di trenta anni dopo la morte di Gesù. In questo lasso di tempo, come testimoniano gli Atti degli Apostoli, la prima comunità cristiana, grazie all’irruzione dello Spirito nella Pentecoste, si attiva nell’opera di diffusione del messaggio di Gesù “Signore e Cristo” (2,36). Prima Pietro, quindi Giovanni e gli altri apostoli, infine Paolo, evangelizzano, predicano, insegnano oralmente, stabilendo una Tradizione apostolica che precede i Vangeli scritti. Gli evangelisti (a Marco seguono Matteo, Luca e Giovanni) sono gli interpreti di tale Tradizione. I loro quattro Vangeli (canonici, cioè riconosciuti dalla Chiesa come ispirati) costituiscono diramazioni distinte e diverse dell’unico Vangelo, così che si parla anche di Vangelo quadriforme. Dunque, anche qui il paradosso: un solo Vangelo differenziato e quattro differenziazioni unificate.
Va evidenziato che proprio il paradosso, oltre che improntare ogni mistero della fede, avviluppa le principali fonti scritte, su cui si fonda la fede stessa. Ma perché un solo Vangelo? Perché Uno solo è il Cristo che, come rivela Marco, è il Vangelo, il Vangelo di Se stesso e quindi l’Evangelizzatore del Vangelo. E perché, allora, quattro Vangeli? Perché il Vangelo è il Tutto del mistero di Dio, rivelato nella sua immensità, infinità, definitività. Ed è in tale immensità, infinità, definitività, che s’immergono i quattro evangelisti senza pretendere di dire Tutto, ma ispirati nel cercare di esplorarne una parte, nell’ottica della Pars pro Toto. Allora, ogni evangelista, svolgendo una vera attività teologica, di intelligenza della fede, sceglie delle piste, lungo le quali orientare l’itinerario del suo Vangelo. Si spalanca un orizzonte nuovissimo, scoperto a partire dalla seconda metà del secolo scorso dalla “Redaktiongeschichte-Storia della redazione“.A quali risultati essa perviene?
L’evangelista, proponendosi di cogliere e rivelare una particolare irradiazione del Vangelo, ad essa adatta le fonti che la tradizione gli mette a disposizione, adeguandole alla propria, esclusiva teologia. Molto dibattuta è la questione di queste fonti: quella comune detta Q da “Quelle” che in tedesco significa “fonte”; quella delle due fonti (la Q e Marco); fonte indipendente per Giovanni.
Ciò che importa è che gli evangelisti, nella propria redazione, si distanziano nettamente tra di loro, non solo i sinottici: Marco, Matteo, Luca (si chiamano così dal greco “syn-insieme” e “opsis -visione = sinossi, a indicare che sono tanto simili da essere sovrapponibili e scambiabili) con Giovanni, ma anche l’uno con l’altro, così da evidenziare ognuno una propria teologia, una sorta di unicum esclusivo di Vangelo. Tale unicità si accresce, perché, oltre all’adattamento teologico delle fonti, ogni evangelista deve procedere ad un altro adattamento, quello pastorale-catechetico per le differenti comunità di riferimento. Marco, “interprete di Pietro“, come riporta Papia, si rivolge ai fedeli di Roma. Matteo scrive per una comunità di provenienza giudeo-cristiana, aprendola ad una prospettiva ecclesiale universalistica. Luca ha dinanzi una comunità di Gentili-pagani, che hanno avuto probabilmente rapporti con Paolo. Giovanni, che scrive venti-trenta anni dopo i sinottici, trova per sua destinataria una comunità, già matura nella propria fede, di derivazione sia giudaica che extra giudaica. Ogni Vangelo costituisce, quindi, un’opera unica, non confondibile con gli altri Vangeli, (quindi, per Marco, Matteo e Luca, molto meno sinottici di quanto ancora oggi s’insegna). Ma ciò che conta è che i quattro Vangeli, lungi dal recludersi nel particolarismo etnico e culturale degli ambienti di riferimento, manifestano tutti la straordinaria ricchezza del mistero di Dio rivelato agli uomini, la straordinaria ricchezza dell’unico Vangelo di Cristo, nella sua potenza di espansione universalistica. E’ lo straordinario paradosso di Vangeli differenti l’uno dall’altro, eppure costituenti un solo Vangelo.
Michele Zappella

Immagine: Cristo con gli apostoli (Gemini AI) e Baldacchino di Tost
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