la Casa di Pietro

“Bereshit bara Elohim”: in principio…

Il paradosso della Parola di Dio, trascendente, immanente, eminente – continua il percorso proposto da Michele Zappella

La sacra Scrittura ci rivela una verità fondamentale che, cioè, è il fondamento di tutte le altre, concernenti il mistero di Dio, il mistero dell’uomo, il mistero del cosmo, ricompresi in un solo Disegno divino d’amore, il Mysterion, concepito “prima della fondazione del mondo“, di cui ci parla l’inno iniziale della Lettera agli Efesini, il testo, almeno a mio avviso, più importante del Nuovo Testamento. Questa verità è il Principio. Già le prime parole della Bibbia (Genesi 1,1) la rivelano: “Bereshit bara Elohim” che possono essere tradotte nella versione della CEI: “In principio Dio creò (il cielo e la terra)“; o anche secondo l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane: “Per mezzo del Principio, creò Elohim (i cieli e la terra)“, traduzione che preferisco, sia perché più letterale, sia perché più teologica. Ma la verità del Principio, l’Archè, si rinviene pure nel Nuovo Testamento, segnatamente nelle prime parole del Vangelo secondo Marco: “Principio (Archè) del vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio“. Dunque, il Principio è il Vangelo, di cui Evangelizzatore è Gesù Cristo, figlio di Dio; ancora di più è il Vangelo che si identifica con Gesù Cristo che è in pienezza il Vangelo, la buona notizia della salvezza dell’uomo e di tutti gli uomini, in quanto Egli è il loro unico Redentore e Salvatore. La verità del Principio si compie e si massimizza nell’Archè, con cui si avvia il Vangelo giovanneo: “En archè en o Logosin principio era il Logos” per poi continuare nello stesso versetto: “E Dio era il Logos” e giungere al versetto 14: “E il Logos è divenuto carne e ha dimorato tra di noi“. San Girolamo, nella sua traduzione dal greco in latino, rende Logos con la parola Verbum che in italiano vuol dire Parola. L’evangelista Giovanni spicca il volo (espresso dal simbolo dell’aquila) nell’aere dell’infinito divino dell’essere preesistente del Logos-Verbum che era “presso Dio” e “Dio era“. Allora, l’Archè, il Principio supera ogni limitazione temporale e abbraccia la Divinità che era prima del tempo, nell’eternità della sua vita intima “ab intra“. San Tommaso d’Aquino, nello splendido Commento al Vangelo giovanneo, approfondisce il Principio, rivelandone tutta la ricchezza teologica e spirituale. Innanzitutto “Principio è il Verbo stesso…che possiede l’identica natura di Dio e ha sempre valore di Persona divina“. Principio può avere “un secondo significato, nel senso che stia ad indicare la Persona del Padre che è principio non solo di tutte le creature, ma persino delle processioni divine“. Un terzo significato ancora: “In principio era il Verbo vuol dire che il Verbo esisteva prima di tutte le cose” (Super Evangelium S.Ioannis lectura, Caput 1, lectio 1). Dunque, la verità del Principio si svolge nel suo crescendo inarrestabile, così come essa ci viene rivelata dalla Scrittura e dalla sua intellezione teologica nella Tradizione. Il Principio si rivela “ab imis fundamentis-dalle fondamenta più profonde” come Principio creatore nel libro della Genesi. Per ben nove volte ricorre la dichiarazione: “E Dio disse” e tutto fu creato, dalla luce sino all’uomo e alla donna. Tale immensa potenza della Parola di Dio risalta nella traduzione delle Comunità Ebraiche: “Per mezzo del principio” molto meglio che nella versione della CEI. Poi, il Principio si fa Vangelo per operare la redenzione e la salvezza universali nella vicenda terrena del Gesù storico e della fede. Infine, il Principio Logos- Verbum si rivela nella sua preesistenza eterna, gettando fasci di luce sul mistero dei misteri, quello della Trinità. Si fa chiara una verità suprema: l’assoluta trascendenza della Parola di Dio, da cui tutto dipende nel suo essere creato, redento e salvato.

Michele Zappella

Immagine: Separazione della luce dalle tenebre, Michelangelo, Cappella Sistina