la Casa di Pietro

“Sto alla porta e busso”: l’accoglienza

Una nuova puntata del percorso proposto da Michele Zappella sul paradosso della Parola di Dio, trascendente, immanente, eminente

La Costituzione dogmatica sulla divina Rivelazione, Dei Verbum, contiene uno dei brani più belli, a mio avviso, del Concilio Vaticano II. Eccolo al n.2: “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr.Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv. 15, 14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé“. Dio e la sua Parola non sono chiusi nella loro assoluta, incomprensibile e inaccessibile trascendenza, su cui si è detto in precedenza. Al contrario si aprono nell’immanenza propria dell’uomo, nell’in sé della sua natura, della sua soggettività, della sua socialità, della sua storia sino al divorante amore dell’assunzione di tale umanità: “Et Verbum caro factum est” (Giovanni 1,14). Ma tale discesa della Parola-Verbum (“descendit de coelis“) nell’immanenza umana (“et incarnatus est“) mira al fine che tale immanenza umana ascenda alla trascendenza divina del Padre nello Spirito Santo. Così, essa, per mezzo della Parola-Verbum, può partecipare alla comunione trinitaria sino all’estremo della “theopoiesis-deificazione“, come in particolare i Padri greci, a partire da sant’Atanasio di Alessandria, hanno evidenziato: “Il Verbo di Dio s’è fatto uomo perché l’uomo divenisse (come)Dio” (De incarnatione Verbi 54,3). Ecco il paradosso di una trascendenza che si fa immanente perché l’immanenza si faccia trascendente. E’il paradosso del grande mistero della Parola rivelata, come ricorda il Concilio: “Piacque a Dio rivelarsi in persona“. Ma ciò che più impressiona è che il Disegno della trascendenza della Parola divina, nel suo appassionato farsi immanente, penda nella sua completa realizzazione, dall’accoglienza da parte dell’umanità immanente. Certo, l’iniziativa parte sempre da un Dio che da sempre ha deciso di “parlare agli uomini come ad amici“. Per questo, la sua Parola è dialogica, apre un dialogo con l’uomo, con ogni uomo e, a tal fine, essa si cala nella loro immanenza. E si cala con discrezione, bussando alla porta della mente e del cuore di ciascuno per entrarvi e dimorare in essi. È l’Apocalisse giovannea ad assicurarcelo: “Sto alla porta e busso. Se qualcuno mi apre entrerò da lui e cenerò con lui” (3,20). Questa Parola, immensa nella sua assoluta trascendenza, chiede umilmente di essere ascoltata, di più, essere accolta, dall’umanità immanente. Essa pende dal suo “sì”, il monosillabo che vale più di un sermone e delle migliaia di parole di un trattato filosofico o teologico. Ma questo “sì” non è passività, una ricezione inerte o meccanica. Molto spesso, è l’esito ultimo di una drammatica sospensione dell’assenso. Così si rivela il “sì” di Maria. Già al saluto dell’Angelo della Parola, Maria “rimase turbata e si chiedeva che senso avesse un tale saluto“. L’Angelo la rassicura: “Non temere” e le annunzia il più grande evento salvifico: “Ecco concepirai un figlio“. Maria resta perplessa: “Come è possibile? Non conosco uomo“. L’Angelo le spiega come avverrà l’impossibile: “Lo Spirito Santo scenderà su di te“. Allora e solo allora, Maria pronuncia il suo “si”: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Cfr. Luca 1, 26-38). Nessuno come san Bernardo di Clairveaux ha colto, con frementi espressioni, la drammaticità del ritardo nella risposta della Vergine: “O Signora, rispondi, pronunzia quella parola che la terra, gli inferi e gli abitanti del cielo aspettano…Rispondi una parola e accogli la Parola, pronunzia la tua e accogli la divina…Perché indugi? Perché tremi? Credi, acconsenti e accogli…Apri il cuore alla fiducia, le labbra alla parola, le tue viscere al Creatore, Ecco l’atteso da tutte le genti sta fuori e bussa alla porta…Alzati, corri, apri!” (In lode della Vergine Madre, “Super missus est“, III,8).

La drammaticità del “sì” non è lontanamente paragonabile alla tragedia irrimediabile del “no” alla Parola. Nei Salmi 14,1 e 53,1 è scritto: “Chi dice nel suo cuore ‘Non c’è Dio’ è stolto“. Gli fa eco Georges Bernanos che in un suo pamphlet, “Les grands cimetières sous la lune”, ripete insistentemente: “L’ira degli imbecilli riempie il mondo“. Oggi, gli stolti e gli imbecilli di ieri hanno ceduto il passo a pazzi criminali che, in America, in Russia, in Israele, si sfrenano, sull’orlo del precipizio, nell’eccitare la danza macabra ultima dell’umanità.

Michele Zappella

Immagine: The Light of the World di William Holman Hunt